Vita non tolta, ma trasformata

medicodei-pazziPremetto che so di essere strano…

Personalmente fin da piccolo mi piaceva andare al cimitero per trovare i nonni defunti inseme a mamma e papà. Mi sembrava quasi una festa, un gesto dovuto, un legame da mantenere attraverso i riti propri del culto dei morti: fiori, lumini, messe di suffragio. Non ho mai provato disagio dentro il cimitero, anzi lo consideravo e attualmente lo considero un luogo ospitale, adatto alla riflessione. Osservare le tombe, vedere le fotografie, leggere gli epitaffi è per me una pratica di meditazione molto efficacie. Sapere che prima o poi anche io andrò a finire in uno di quei cosi che si chiamano loculi mi porta a vivere meglio. E quando dico vivere meglio intendo dire…meglio da un punto di vista cristiano. Perché sono convinto che il cristiano muore bene solo se ha saputo vivere bene. La bella morte non è quella nel sonno, oppure quella improvvisa che non ti lascia tempo per soffrire. La bella morte è una morte consapevole e cosciente di aver fatto in vita tutto quello che è stato possibile fare…ovviamente di buono, senza rimpianti, affidando tutto il resto nelle mani di Dio. La bella morte, se è possibile definirla così, è la morte dove Dio è presente perché è stato presente per tutta la vita. Credo che questo discorso sia scontato per un cristiano. Per il resto, devo confessare che il 2 novembre come ricorrenza in sé è proprio antipatica. E questo perché viene vissuta come giorno di commemorazione. L’enfasi viene sottolineata da una mancanza, da un vuoto. E questo apre la porta a celebrazioni civili, parate, cerimoniali che rievocano questa assenza e che odorano di stantio, come i vecchi armadi pieni di naftalina. Ma non sarebbe meglio celebrare quello che i nostri defunti ci hanno lasciato e che ancora vive? Invece di commemorare un vuoto, non è meglio celebrare una presenza? La Chiesa questo lo ha capito molto bene e mi piace citare un passo del Prefazio I della S. Messa per i Defunti che dice:«Ai tuoi fedeli, o Signore, la vita non è tolta, ma trasformata…». I nostri defunti continuano a vivere in Dio in attesa della loro risurrezione, per essere conformi a Cristo in tutto. In questa attesa la loro vita continua, in modo diverso (trasformata!) rispetto alla nostra, ma sempre vita. Inoltre, noi che siamo su questa terra restiamo sempre debitori verso i nostri defunti, di tante cose belle che ci hanno trasmesso e che continuano a vivere in noi: tratti genetici, carattere, modi di fare,insegnamenti, la fede etc. Quello che siamo oggi è merito anche dei nostri cari defunti, il 2 novembre mi piace scoprire questa eredità di amore che mia mamma, i miei nonni, i miei zii mi hanno lasciato, in attesa che Dio me li ridoni pienamente rinnovati dalla risurrezione di Gesù.

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